Associazione Ambientalista a carattere volontario ed apartitica, che si configura quale associazione di fatto. Essa non ha alcuna finalità di lucro. L’area di svolgimento delle attività dell’Associazione è delimitata ai comuni della Valdisieve.

Molino del Piano: INCONTRO CON ROBERTO CAVALLO

Molino del Piano: INCONTRO CON ROBERTO CAVALLO
20 OTTOBRE a Molino del Piano: ore 19.00 Apericena a Km zero, a seguire parliamo di Economia Circalare e Rifiuti Zero con ROBERTO CAVALLO

DA RIFIUTO A RISORSA :-)




EVENTI

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TUTTI GLI EVENTI DELLE MAMME NO INCENERITORE E NON SOLO: QUI
vedi anche il loro profilo FB

20 Ottobre dalle ore 19.00:
APERICENA A KM ZERO
circolo ARCI la Torretta Molino del Piano, con ROBERTO CAVALLO

A SEGUIRE (ORE 21.00):
ECONOMIA CIRCOLARE E RIFIUTI ZERO, sempre con ROBERTO CAVALLO

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· NUOVA Petizione “Stop alla costruzione di nuovi inceneritori, Sì alla raccolta differenziata!”

martedì 17 ottobre 2017

Alta velocità e merci: il Comitato rinfresca la memoria dei politici

COMUNICATO STAMPA

Firenze, 16 ottobre 2017

Il Comitato No Tunnel TAV constata che in questi giorni si parla di adeguare le gallerie dell'Appennino della linea storica (non quella TAV) per il passaggio dei container verso il nord.
In sé la decisione sarebbe saggia se non ci fosse memoria che quando fu costruita la galleria della linea TAV sotto il Mugello fu detto al mondo che quelle nuove gallerie sarebbero state a norma per il transito dei container e che la linea storica non era adatta.
Le allora maggioranze in Consiglio Regionale cercarono di tacitare i critici del progetto TAV gridando che quella nuova linea avrebbe collegato Livorno e Piombino con Rotterdam, che i porti toscani sarebbero diventati le piattaforme logistiche dell’Europa intera e negarono che le nuove linee TAV fossero specializzate solo per i treni veloci.
Oggi il Comitato constata che anche le FS riconoscono che per le merci dal sud verso il nord occorre adeguare le gallerie tradizionali! Dunque chi criticava le scelte fatte nei primi anni 2000 aveva perfettamente ragione: sulle linee TAV non possono passare treni merci. La dimostrazione più evidente è che da quando esiste la nuova linea non è passato nemmeno un container sotto quelle gallerie: chi ha voluto la realizzazione su quelle linee di gallerie adatte ai treni merci ha solo provocato costi ulteriori e sperpero di risorse.
Dieci o quindici anni fa si urlava su tutti i giornali che era irrinunciabile per il trasporto merci la nuova linea; oggi si dice sommessamente che è necessario adeguare la vecchia con la misera spesa di 350 milioni per ottenere lo stesso risultato che avendo speso 7 miliardi e disseccato mezzo Mugello.
Dunque la politica toscana ha mentito ai cittadini, ha sperperato risorse enormi.
Nessuno pare ricordarlo; il Comitato No Tunnel TAV lo vorrebbe rammentare soprattutto ai folli che ancora pretendono di realizzare i tunnel sotto la città: due tunnel ferroviari per fare una stazione di autobus!
Avanti così, sprofondiamo nel ridicolo. Tanto nessuno si ricorderà di nulla.

Comitato No Tunnel TAV Firenze
335 1246551

sabato 14 ottobre 2017

20-10-2017: APERICENA ED ECONOMIA CIRCOLARE E RZ a Molino

Venerdì 20 Ottobre presso Circlo ARCI  La Torretta di Molino del Piano Apericena.
Alle 21.00 incontro con Roberto Cavallo su Economia Circolare e Rifiuti Zero.


Organizzato da: "IL MOLINO DEL RICICLO"

Parliamo di Economia Circolare e Rifiuti Zero con uno dei massimi esperti del settore. Roberto Cavallo che annovera nel suo curriculum numerose collaborazioni a livello internazionale. Ha partecipato come ospite e co-autore alla trasmissione televisiva Scala Mercalli di Rai Tre.
Un' occasione imperdibile!

Evento gratuito!

L'evento sarà anticipato da un ricco apericena con prodotti bio e a km 0 forniti dai produttori del Molino a GAS (GAS di Molin del Piano e dintorni). Costo apericena adulti 10€ - bambini 5€

E' gradita la prenotazione al 055/8317845 o 055/8317961

mercoledì 11 ottobre 2017

VIA - Segnalazione cattiva esecuzione nell’ordinamento italiano della direttiva n. 2014/52/UE

Firenze, 9 ottobre 2017

Alla Commissione Europea

Alla Commissione per le petizioni del Parlamento Europeo


Oggetto: segnalazione cattiva esecuzione nell’ordinamento italiano della direttiva n. 2014/52/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 aprile 2014 sulla valutazione di impatto ambientale (V.I.A.).

Il sottoscritto Cardosi Tiziano, per conto di associazione No Tunnel TAV di Firenze, residente a Firenze, in Via Odoardo Beccari, n. 62 (c.a.p. 50126) – posta elettronica notavfirenze@gmail.com , p.e.c. tiziano.cardosi@pec.it ,

PREMESSO CHE

- con decreto legislativo 16 giugno 2017, n. 104, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica (serie generale) n. 156 del 6 luglio 2017, l’Italia ha dato esecuzione alla direttiva n. 2014/52/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 aprile 2014 sulla Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.), che ha modificato e integrato la precedente direttiva n. 2011/92/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 13 dicembre 2011. Il citato decreto legislativo n, 104/2017 è entrato in vigore il 21 luglio 2017;

- numerose disposizioni del decreto legislativo n. 104/2017 appaiono effetto di una cattiva applicazione della direttiva n. 2014/52/UE e in violazione degli obblighi discendenti dalla medesima.

Precisamente:
  • l’articolo 2, comma 1°, lettera c, del decreto legislativo n. 104/2017 modifica l’art. 5, comma 1°, lettera g, del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i. e prevede che il progetto da sottoporre a procedura di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) sia il “progetto di fattibilità” di cui all’articolo 23, comma 6°, del decreto legislativo n. 50/2016 (nuovo Codice degli appalti).                                                                                                                          Come noto, la direttiva n. 2014/52/UE ha fra gli obiettivi il coinvolgimento dell’opinione pubblica e il rafforzamento della qualità delle informazioni rese disponibili durante il processo autorizzativo. Tali obiettivi vengono puntualmente disattesi, perché l’Italia ha determinato un indebolimento della normativa previgente che disponeva la sottoposizione a procedura di V.I.A. del progetto definitivo (articolo 23, comma 1°, del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.). Infatti, il nuovo Codice degli appalti individua, come è consuetudine, tre diversi livelli di progettazione, il progetto di fattibilità equivale al progetto preliminare. Questo significa svolgere la procedura di V.I.A., come già negativamente accaduto per le cosiddette “infrastrutture strategiche” di cui alla legge n. 443/2001 (Legge Obiettivo), in una fase di definizione progettuale generica e incompleta rispetto alla descrizione degli impatti ambientali, con evidenti danni collaterali sociali, ambientali ed economico-finanziari.        L’art. 23, commi 6° e 7°, del decreto legislativo n. 50/2016 così distinguono il progetto di fattibilità dal progetto definitivo:                                                                                                “6. Il progetto di fattibilità è redatto sulla base dell’avvenuto svolgimento di indagini geologiche e geognostiche, di verifiche preventive dell'interesse archeologico, di studi preliminari sull’impatto ambientale e evidenzia, con apposito adeguato elaborato cartografico, le aree impegnate, le relative eventuali fasce di rispetto e le occorrenti misure di salvaguardia; indica, inoltre, le caratteristiche prestazionali, le specifiche funzionali, le esigenze di compensazioni e di mitigazione dell’impatto ambientale, nonché i limiti di spesa dell'infrastruttura da realizzare ad un livello tale da consentire, già in sede di approvazione del progetto medesimo, salvo circostanze imprevedibili, l’individuazione della localizzazione o del tracciato dell’infrastruttura ,nonché delle opere compensative o di mitigazione dell’impatto ambientale e sociale necessarie.                                                                                                    7. Il progetto definitivo individua compiutamente i lavori da realizzare, nel rispetto delle esigenze, dei criteri, dei vincoli, degli indirizzi e delle indicazioni stabiliti dalla stazione appaltante e, ove presente, dal progetto di fattibilità; il progetto definitivo contiene, altresì, tutti gli elementi necessari ai fini del rilascio delle prescritte autorizzazioni e approvazioni, nonché la quantificazione definitiva del limite di spesa per la realizzazione e del relativo cronoprogramma, attraverso l'utilizzo, ove esistenti, dei prezzari predisposti dalle regioni e dalle province autonome territorialmente competenti, di concerto con le articolazioni territoriali del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti”.                                                      Il nuovo Codice degli appalti non contiene alcuna descrizione dettagliata degli elementi necessariamente presenti in un progetto di fattibilità. Per raggiungere gli obiettivi del coinvolgimento dell’opinione pubblica e del rafforzamento della qualità delle informazioni rese disponibili durante il processo autorizzativo la procedura di V.I.A. non può che esser condotta sul progetto definitivo, mentre le sole valutazioni preliminari previste dai nuovi articoli 19 e 21 del decreto legislativo n. 152/2006, come introdotte dal decreto legislativo n. 104/2017, possono essere effettuate sul progetto di fattibilità. Se la procedura di V.I.A. è condotta sul progetto di fattibilità, il Soggetto proponente è autorizzato a fornire elaborazioni tecniche e realizzative approssimative, sottraendo informazioni essenziali al pubblico e ai privati direttamente interessati dalle ricadute dell’opera sul territorio e impegnando l’amministrazione pubblica alla concessione della fondamentale autorizzazione in campo ambientale (bene comune per eccellenza), ottenuta la quale il Soggetto proponente potrà introdurre le ulteriori modifiche, anche sostanziali, che riterrà opportune, con le conseguenti ricadute ambientali;
  • analoghe considerazioni possono esser fatte riguardo l’articolo 8 del decreto legislativo n. 104/2017, che modifica l’art. 19 del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i. concernente la procedura di verifica di assoggettabilità a V.I.A.: il Soggetto proponente attualmente produce per lo svolgimento della procedura un mero “studio preliminare ambientale” al posto del vero e proprio progetto preliminare o progetto di fattibilità (art. 23, comma 6°, del decreto legislativo n. 50/2016), come previsto dalla previgente normativa. È del tutto evidente come non siano raggiungibili gli obiettivi del coinvolgimento dell’opinione pubblica e del rafforzamento della qualità delle informazioni disposti dal Legislatore comunitario;
  • l’articolo 12, comma 2°, del decreto legislativo n. 104/2017 prevede la Valutazione di Impatto Sanitario per le sole “centrali termiche e altri impianti di combustione con potenza termica superiore a 300 MW”, in palese contrasto con gli obiettivi di cui alla direttiva n. 2014/52/UE (art. 3), che impone una valutazione degli effetti del progetto sulla salute della popolazione in via preminente in tutti i casi e non solo negli impianti sopra una determinata soglia (300 MW);
  • l’articolo 18 del decreto legislativo n. 104/2017 prevede la sostituzione del previgente art. 29 del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i. in tema di sanzioni per violazioni varie della disciplina sulla V.I.A. e sulla verifica di assoggettabilità a V.I.A.                                        Esso viola pesantemente principi e obiettivi della direttiva n. 2014/52/UE in quanto permette “nel caso di progetti realizzati senza la previa sottoposizione al procedimento di verifica di assoggettabilità a VIA, al procedimento di VIA ovvero al procedimento unico di cui all'articolo 27 o di cui all'articolo 27-bis, in violazione delle disposizioni … ovvero in caso di annullamento in sede giurisdizionale o in autotutela dei provvedimenti di verifica di assoggettabilità a VIA o dei provvedimenti di VIA relativi a un progetto già realizzato o in corso di realizzazione alla “autorità competente” di “consentire la prosecuzione dei lavori o delle attività previa la considerazione discrezionale dell’esistenza dei “termini di sicurezza con riguardo agli eventuali rischi sanitari, ambientali o per il patrimonio culturale”.            Si tratta del palese svuotamento degli obiettivi della normativa comunitaria che impone, in particolare con l’art. 10 bis della direttiva n.2011/92/UE come integrata dalla direttiva n. 2014/52/UE che testualmente afferma: “Gli Stati membri determinano le regole per le sanzioni da applicare in caso di violazione delle disposizioni nazionali adottate ai sensi della presente direttiva. Tali sanzioni sono effettive, proporzionate e dissuasive”, nonché con il successivo art. 11 relativo alle procedure amministrative e giurisdizionali di valutazione della legittimità del procedimento e i conseguenti provvedimenti.
PERTANTO SEGNALA

alle SS.LL., ai sensi e per gli effetti di cui agli artt. 226 (258 della versione consolidata) e 227 del Trattato CE (TFUE), affinché la Commissione Europea e la Commissione per le Petizioni del Parlamento Europeo, possano valutare se, in quanto risultante dagli opportuni accertamenti, si ravvisino eventuali violazioni della normativa comunitaria, in particolare riguardo la direttiva n. 2011/92/UE come integrata e modificata dalla direttiva n. 2014/52/UE sulla valutazione di impatto ambientale.

Si ringrazia per l’attenzione.

Tiziano Cardosi

Firenze: la tramvia è un mezzo, non un fine



Un  articolo che fotografa la situazione disastrosa della mancanza di un Piano della Mobilità della Città Metropolitana e la scelta di un treno da far passare in centro a Firenze, la distruzione dell’ambiente,  la riduzione della mobilità individuale per la tipologia singola di molti lavoratori sino a  compromettere il futuro dell’economia stessa della città.

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Firenze: la tramvia è un mezzo, non un fine
lunedì 09 ottobre 2017 ore 09:27 | Cronaca


A ritroso nel tempo in cerca delle cause dell’attuale impasse: la perdita di centralità di SMN, la rinuncia al trasporto ferroviario urbano, i cantieri tramviari costosissimi e interminabili su carreggiata pubblica nell’arco di decenni

FIRENZE- Il sindaco Dario Nardella andava ancora al liceo, quando a Firenze si cominciò a parlare di una nuova stazione a servizio dei treni ad alta velocità. Intorno al 1990 le FF.SS. proposero di far fermare i futuri Tav a Campo di Marte, dove la stazione passante sarebbe stata ristrutturata, dotata di un parcheggio sotterraneo e di un sottopasso per gli autoveicoli tra viale Mazzini e viale Fanti. Quest’ultima opera aveva trovato anche i finanziamenti, grazie ai campionati mondiali di calcio. Ma l’amministrazione comunale fiorentina stoppò tutto, stizzita, affermando la centralità della stazione di Santa Maria Novella. Uno dei principi cardine su cui si basa ancora oggi la “filosofia” della mobilità cittadina.

Perché andiamo così a ritroso nel tempo?
Per capire bene le ragioni per cui ci troviamo oggi in una condizione di impasse, che scontiamo ogni giorno con i blocchi del traffico a causa dei tanti cantieri stradali che costellano la città.
Tornando alla stazione SMN, si deve precisare che un quarto di secolo fa, l’infrastruttura progettata da Giovanni Michelucci era davvero centrale per la mobilità urbana ed extraurbana, il trasporto ferroviario regionale funzionava meglio di oggi, l’Ataf serviva un numero quotidiano di passeggeri nettamente superiore, e a SMN c’era un air-terminal da cui i passeggeri in partenza per l’aeroporto Galilei di Pisa facevano il check-in bagagli.
Perché si è persa questa centralità?
Ci sono alcuni momenti chiave, alcune scelte strategiche, che hanno determinato lo scenario presente. Prime fra tutte il rilancio dell’aeroporto Vespucci, a scapito di quello di Pisa e la scelta di una tramvia su carreggiata pubblica, in alternativa a un servizio ferroviario metropolitano. Questo è avvenuto in particolare a metà degli anni ’90.
Il rilancio dell’aeroporto di Firenze è giustificato dalla centralità turistico-economica della destinazione, ma si scontra con alcuni limiti, ancora irrisolti, della struttura di Peretola: la pista troppo corta, la mancanza di un vero svincolo autostradale, che “frattura” la relazione tra aeroporto e città, non collegata con un efficace servizio di trasporto pubblico.

Venendo al progetto di un nuovo servizio di mobilità urbana su ferro, il dibattito pubblico partì a metà degli anni ’90. Si sarebbe potuto optare sulla riorganizzazione della rete ferroviaria urbana, sulla dozzina di stazioni già presenti in città e in parte fu fatto con la riattivazione della linea Faentina. Ma probabilmente il management di Ferrovie dello Stato parve troppo concentrato sui progetti TAV per occuparsi della periferica questione di Firenze, dove semmai interessavano le aree ferroviarie dismesse da valorizzare sul mercato immobiliare.Così si optò per la tramvia urbana, che non passando su sedime ferroviario avrebbe impegnato le carreggiate stradali adibite agli autoveicoli, privati e di trasporto pubblico. Resta ancora un mistero la ragione per cui, pur al termine di una ricognizione in giro per le città europee, si sia scelta la soluzioneSirio, veri e propri convogli ferroviari, difficili da far muovere in una struttura urbanistica medievale come la nostra, che limita la manovrabilità di simili veicoli. Da cui ne conseguono maggiori difficoltà cantieristiche, a partire dalla necessità di tutelare i binari con cordoli in muratura, che fratturano ulteriormente la restante viabilità.
Altro fattore condizionante il presente è costituito da tempi e costi di realizzazione del progetto tramvia. Firenze è sicuramente la città d’Europa con l’impianto più caro e con i tempi di realizzazione più lunghi. Ci vorranno circa 20 anni per completare le tre linee che servono il quadrante Nord-Ovest della città. Mentre la copertura dell’area Sud-Est è ancora un proposito politico e in parte, si pensi al quartiere Oltrarno, non è realizzabile con i Sirio.
Il risultato è che se si prova a immaginare una data termine della rete tramviaria fiorentina (benevolmente, facciamo il 2030?) ci si proietta in uno scenario futuribile in cui la mobilità urbana potrebbe essere totalmente differente (veicoli a guida autonoma, mezzi ecologici, solo per fare un esempio) rispetto a quella in esercizio 35 anni prima.
Tempi di realizzazione interminabili, costi esorbitanti, cantieri difficoltosi, perdita della centralità della stazione SMN, attuale indeterminatezza della soluzione TAV, rilancio del progetto Peretola, serve altro per giustificare l’attuale caos in cui versa la mobilità urbana?
Infatti questa è la situazione con sui si confrontano quotidianamente i fiorentini. Con il timore che anche al termine dei cantieri tramviari, la riduzione delle superfici pubbliche adibite a carreggiata stradale in tante zone della città (l’asse Etruria-Sansovino, i viali da ponte alla Vittoria a piazza della Libertà, l’asse Statuto-Careggi) faccia permanere asfittico il flusso di mobilità privata e non compensato a sufficienza dall’offerta del servizio pubblico. Quindi: o l'offerta al trasporto pubblico copre tutto il territorio urbano, in modo completo, efficace e integrato (parcheggi scambiatori, biciclette, ecc.), oppure la domanda di mobilità privata (sia urbana che extra) resta insoddisfatta.

Una precisazione fondamentale
Se la filosofia guida è ancora quella di 20 anni fa, cioè di una mobilità individuale punto-punto, il nostro destino è quello di restar delusi. Perché nell’attuale società post-fordista, mentre pensionati e pubblico impiego possono permettersi il "lusso" di spostamenti quotidiani tra soli due punti della città, tutti gli altri, imprenditori, lavoratori e studenti devono effettuare tragitti quotidiani con destinazioni plurime.
Sconforta così la sorpresa dell’amministrazione comunale nel constatare che i cantieri in piazza Stazione sono un tappo permanente. Nei giorni scorsi abbiamo sentito l’Assessore alla mobilità Stefano Giorgetti assolvere gli automobilisti dalla responsabilità dei blocchi intorno a SMN. Come potrebbe essere altrimenti, dati gli ostacoli all’accesso privato alla piazza? Allora di chi è la colpa? Dei troppi mezzi pubblici che la raggiungono? E qual è la soluzione allora, allontanare i capolinea Ataf dalla stazione ferroviaria? E poi i viaggiatori come raggiungeranno SMN, senza auto, o bus?
Ma soprattutto, pare quasi che l’Amministrazione comunale, nella foga di tener fede all’impegno di chiudere i cantieri nei tempi promessi, abbia perso di vista il fine ultimo di queste sofferenze pluridecennali, il miglioramento della mobilità dei cittadini. Perché se per completare l’infrastruttura tramviaria si riduce il decoro della città (alberi tagliati) e si ostacola per anni (con cantieri interminabili) la mobilità quotidiana dei cittadini, è necessaria la nostra sottolineatura finale: 1) che si deve sempre aver presente cosa si sta facendo e perché; 2) e che la tramvia è soltanto un “mezzo” (di trasporto) e mai un “fine” (nemmeno pubblico).

Nicola Novelli

martedì 10 ottobre 2017

ADESIONE: Appello a sostegno di Mondeggi 2017

-- RETE VALDISIEVE/VERSO RIFIUTI ZERO ADERISCE ALL'APPELLO --

(Associazione Valdisieve - Comitato Valdisieve -Associazione "Vivere in Valdisieve")

English version here

Video Appello

Il seguente appello, lanciato da un gruppo di accademici e ampiamente sottoscritto da un crescente numero di professori, ricercatori e studiosi, è stato allargato anche a realtà sociali e soggetti della società civile.

Lo scopo è quello di alzare l’attenzione intorno a questa vertenza, di supportare l’esperienza di Mondeggi Bene Comune e di far pressione sulla Città Metropolitana di Firenze (proprietaria del bene), che sta rilanciando la vendita della fattoria in modo sempre più determinato.

Chi non conosce Mondeggi, può approfondire la questione leggendo questo Dossier che ne ripercorre la storia e prendere visione in questo Dossier fotografico di ciò che a grandi linee è stato fatto in questi anni. Qui potete leggere l’appello di tre anni fa (a cui aderirono circa ottanta professori).

L’appello fa parte di un insieme di pressioni volte all’interruzione della scrittura del bando di vendita e al riconoscimento della Gestione Civica della Comunità di Mondeggi, definita nella Dichiarazione di gestione civica di un bene comune e già in atto.

Una strada che ha avuto successo in diversi contesti accomunati dalla volontà delle istituzioni di dialogare con delle realta’ nate e sviluppate con una logica di reale democrazia dal basso e di valorizzarne la funzione sociale, senza trincerarsi retoricamente dietro alla retorica della legalità consapevoli che questa rappresenta un concetto dinamico, che cambia nello spazio e nel tempo a seconda della volontà politica presente nelle istituzioni.

Per questo vi chiediamo di aderire e diffondere questa raccolta ad ogni contatto e canale utile. Il vostro supporto in questo momento può essere molto importante per la sopravvivenza di un’esperienza unica di autogestione di un Bene Comune che coinvolge la partecipazione di centinaia di persone.

Per aderire scrivere a versomondeggibenecomune@inventati.org

      • con Nome e cognome; Materia di studio o di insegnamento; Università, scuola o ente di riferimento

      • Oppure Nome della realtà sociale (associazione, organizzazione, rete etc)

GRAZIE!!!

APPELLO DA DOCENTI, RICERCATORI, STUDIOSI E DALLA SOCIETÀ CIVILE PER IL MANTENIMENTO DELLA GESTIONE DEL BENE COMUNE NELLA FATTORIA DI MONDEGGI A BAGNO A RIPOLI – FIRENZE

Circa tre anni fa un folto numero di accademici di molte università italiane e di studiosi di vari centri di ricerca manifestarono tramite un appello la loro contrarietà all’alienazione della Fattoria di Mondeggi, una tenuta pubblica che versava in stato di abbandono, chiedendo alle pubbliche amministrazioni di immaginare un futuro diverso dalla vendita, assieme a tutta la vasta e variegata comunità che la stava facendo rivivere impegnandosi a trasformala in “bene comune”. Oggi nuovamente sentiamo il bisogno di intervenire perché sebbene da un lato la comunità che si prende cura di Mondeggi si è ingrandita e consolidata, dall’altro la pubblica amministrazione continua a perseguire la strada dell’alienazione, ignorando ciò che sta succedendo in quelle terre ed evitando un confronto serio teso a dare spazio a quel progetto nato dal basso, che ha mobilitato tanta energia sociale e solidale.

Dopo aver tentato l’asta della tenuta, andata deserta, e deliberato di vendere alcuni terreni per coprire spese e interessi dei creditori, la Città Metropolitana ha venduto tutti i beni mobili della società e proceduto a ripianarne il dissesto finanziario con soldi pubblici, per poter accorpare e mettere all’asta in un sol lotto tutti i terreni, i fabbricati e addirittura la villa di pregio storico. Viene evocato l’enorme debito – circa un milione e mezzo di euro – accumulato in decenni di gestione agroindustriale e di abbandono per perseguire nella logica dell’alienazione e cancellare con un colpo di spugna una gestione alternativa che sta dando ottimi frutti. Ma il debito della società agricola è il risultato di un’amministrazione miope che ha portato a scelte di politica agronomica fallimentari con modelli produttivi che hanno alienato le proprietà, le competenze e le tecniche di contadini e artigiani, aprendo la strada al modello unico industriale, prima causa dell’inquinamento, della disoccupazione e dell’abbandono del territorio.

Vale la pena ripetere che la proprietà pubblica costituisce da sempre la premessa per la promozione dell’interesse generale: alienare Mondeggi vuol dire negare e perdere per sempre l’opportunità di far crescere ulteriormente un processo di costituzione, recupero, utilizzo e godimento di un bene comune che i cittadini hanno autogestito in questi anni con successo, senza l’appoggio delle istituzioni e di finanziamenti pubblici. Dal 2014 per opporsi alla vendita si è attivata a Mondeggi una comunità inclusiva di persone che presidia, custodisce e mantiene gli immobili e le terre. Questa comunità, che si organizza in forma assembleare e utilizza il processo decisionale condiviso, ha mostrato caratteri positivi ed innovativi, sotto vari punti di vista che vanno da quello prettamente agricolo a quello sociale e pedagogico:

          • la collaborazione con diversi dipartimenti delle università italiane e straniere (Firenze, Reggio Emilia, Roma, Cagliari, Siena, Trento, Oxford, Barcellona, ecc.) per progetti di ricerca, tesi di laurea e momenti formativi condotti da vari docenti universitari;

          • l’organizzazione di seminari di approfondimento, convegni tecnici e conferenze che hanno visto la presenza di personalità di alto profilo nazionale e internazionale, su conoscenze e tecniche agroecologiche e tematiche di attuale rilevanza;

          • il progressivo affermarsi della fattoria come interfaccia tra mondo urbano e rurale che ha innescato un continuo libero scambio di saperi e competenze, al cui interno si inserisce la Scuola Contadina, in cui professori, agronomi, esperti e contadini tengono lezioni e laboratori gratuiti;

          • il coinvolgimento in campo educativo con numerose classi delle scuole elementari e medie in visita alla fattoria per partecipare a percorsi formativi di didattica attiva;

          • il ruolo cruciale della fattoria nella promozione di relazioni ricreative, conviviali e sociali che costituiscono la base indispensabile di una identità condivisa e la premessa per il rafforzarsi di dinamiche di mutuo aiuto, cooperazione e condivisione che sono necessarie per il neo-radicamento di comunità contadine;

          • la sperimentazione di forme di democrazia diretta attraverso l’adozione della decisione consensuale basata su principi di apertura, inclusività e condivisione che hanno condotto a documenti molto elaborati;

          • il recupero e la rivitalizzazione di circa 80 ettari dei 180 totali dell’azienda, con coltivazioni di seminativi, di alberi da frutto, di ortaggi, piante aromatiche e zafferano, la gestione di olivi e vigne, l’allevamento ovi-caprino e di galline ovaiole, l’apicoltura, il vivaio, le produzioni erboristiche, la panificazione e la birrificazione, mediante la rivisitazione in senso agroecologico del modello agricolo tradizionale;

          • la realizzazione di interventi di manutenzione autogestita per una gestione condivisa del patrimonio abitativo;

          • il coinvolgimento di più di trecento persone del territorio nella custodia del bene comune, con progetti di autogestione di parte dell’oliveta e degli orti condivisi (progetto Mo.T.A.);

          • il recupero di varietà locali di alberi, piante e grani, l’organizzazione di giornate di scambio di semi e di una Casa delle Sementi;

          • la pragmatica ricerca di interlocuzione con le istituzioni che ha condotto alla elaborazione di una “Dichiarazione di uso civico del bene comune” con il quale il movimento si è autocostituito in comunità e ha prospettato possibili forme di riconoscimento legale dell’esperienza.

In questi anni di custodia la comunità locale si è aggregata intorno all’attività del comitato si è consolidata e ha preso coscienza di sé. Sulla scia delle positive esperienze di Napoli (ex Asilo Filangieri) e Palermo (Complesso di Montevergini), che hanno visto riconoscere dall’Ente Pubblico il loro percorso di gestione condivisa di un bene comune, è stata redatta una “Dichiarazione di gestione civica di un bene comune”, con cui si costituisce la Comunità di Mondeggi quale soggetto collettivo in grado di custodire e far vivere Mondeggi attraverso una serie di regole chiare e condivise.

Ciò nonostante Città Metropolitana ritiene di dover porre fine a questa “illegale” e “scandalosa” costruzione di bene comune che in altri contesti non solo è riconosciuta legalmente (es. carte sulla gestione dei beni comuni, affidamento di spazi pubblici, forme di scambio di servizi, ecc.) ma è anche sostenuta amministrativamente ed economicamente perché in essa viene riconosciuto un benefico effetto nel rafforzamento del tessuto sociale oggi sempre più rarefatto e frammentato. Di fronte alla reiterata volontà della comunità di Mondeggi di aprire un dialogo e veder riconosciuta l’utilità sociale del proprio lavoro, la Città Metropolitana motiva l’intenzione di alienare l’intera proprietà in quanto “potrebbe meglio consentire al complesso immobiliare Villa di Mondeggi e sue pertinenze, di adempiere alla missione di ‘promozione della ruralità polifunzionale’, come da prescrizioni urbanistiche del Comune di Bagno a Ripoli” senza considerare che la ‘promozione della ruralità polifunzionale’ è già in atto, così come pratiche ottimali di agricoltura contadina sostenibile e di filiera corta, in grado di coinvolgere la comunità locale e aumentare il senso di appartenenza e di partecipazione.

Se l’alienazione avesse luogo si può verosimilmente prevedere che a un’esperienza migliorativa, che sta riscuotendo un evidente successo, si sostituirebbe una società finanziaria che rafforzerebbe il fenomeno di gentrificazione e accentramento della proprietà fondiaria, già in atto in Italia da decenni con la scomparsa solo negli ultimi trenta anni di quasi due milioni di piccole aziende contadine, deprimendo il protagonismo della società locale.

Mondeggi rappresenta un esperimento riuscito di gestione di un bene secondo logiche comunitarie, contro l’individualismo dilagante, solidali, contro l’onnivora competizione, autogestionarie, al posto dell’onnipresente gerarchia. Per questo l’esperienza di Mondeggi è al contempo un tassello importante dell’urgente riflessione mondiale sui limiti dello sviluppo agro-industriale e un’alternativa reale e funzionante. L’attivazione propositiva di un bene comune consente di dare una risposta pratica e attuabile alle perduranti crisi ecologiche, alla disoccupazione, al progressivo scadimento della qualità degli alimenti, alla frammentazione del tessuto sociale rurale. Non chiediamo l’appoggio solo di chi condivide i nostri principi ma anche di coloro che credono nell’importanza di strade non omologate, nutrite da un protagonismo dal basso come premessa per una diffusione del potere, delle opportunità, dei modelli culturali per un futuro sostenibile e solidale, che oggi in Toscana appare utopico, mentre in altri contesti è diventato pratica comune.

Tutto ciò considerato, chiediamo alla Città Metropolitana di Firenze

          • di non procedere alla pubblicazione del bando di vendita;

          • di costruire un percorso di riconoscimento e dialogo con i soggetti pubblici e sociali interessati a consolidare il progetto già avviato dalla Comunità di Mondeggi, in modo da definire e formalizzare forme innovative di gestione sociale e condivisa della Fattoria di Mondeggi, a partire dalla “Dichiarazione di gestione civica di un bene comune”;

          • di delineare un progetto di recupero e valorizzazione nel quadro della gestione civica di Mondeggi così come già avvenuto in altri contesti quali Napoli o Palermo.

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ADESIONI (239)

(Aggiornate al 10/10/2017)

Stefano Boni (antropologo, Università di Reggio Emilia), Daniela Poli (urbanista, Università di Firenze), Claudio Sopranzetti (antropologo, Oxford University), Alberto Magnaghi (urbanista, Università di Firenze), Piero Bevilacqua (storico, Università di Roma La Sapienza), Pierre Donadieu (agronomo e paesaggista, Ecole Nationale Supérieure de Paysage, Versailles – Marseille), Iacopo Bernetti(economista agrario, Università di Firenze), Ugo Mattei (giurista, Università di Torino), Carlo Alberto Graziani (giurista, Università di Siena), Giorgio Nebbia(emerito economista e ambientalista, Università di Bari), Fabio Parascandolo(geografo, Università di Cagliari), Andrea Baranes (economista, Fondazione Banca Etica), David Fanfani (urbanista, Università di Firenze), Giovanni Scotto(sociologo, Università di Firenze), Maria Rosaria Marella (giurista, Università di Perugia), Riccardo Franciolini (economista agrario, Rete Semi Rurali), Cristiana Fiamingo (coordinatrice del Centro di Ricerca Interdisciplinare SHUS – Università degli Studi di Milano “La Statale”)Bruno Antonio Bellerate (emerito storico della pedagogia, Università di Roma Tre), Alberto Budoni (urbanista, Università di Roma – La Sapienza), Francesco Alberti (urbanista, Università di Firenze), Alberto Ziparo (urbanista, Università di Firenze), Giovanni Belletti (economista agrario, Università di Firenze), Claudio Saragosa (urbanista, Università di Firenze), Liza Candidi (antropologa, Gran Sasso Science Institute), Francesco Zanotelli (antropologo, Università di Messina), Vittorio Sergi (sociologo, Università di Urbino), Mauro Van Aken (antropologo, Università Milano-Bicocca), Alexander Koensler (antropologo, Queen’s University of Belfast), Andrew Littlejohn (antropologo, Harvard University), Ivan Bargna (antropologo, Università Milano-Bicocca), Chiara Tornaghi (geografa, Research fellow in Urban Food Sovereignty and Resilience, Centre for Agroecology, Water and Resilience, Coventry University, UK), Agostino Petrillo (sociologo, Politecnico di Milano), Sonia Paone (sociologa, Università di Pisa), Donatella della Porta (sociologa, Scuola Normale Superiore di Firenze, direttrice dell’Institute of Humanities and Social Sciences), Domenico Perrotta (sociologo, Università di Bergamo), Massimiliano Andretta (sociologo, Università di Pisa), Aldo Marchetti(sociologo del lavoro, Università Statale di Milano), Nadia Breda (antropologa, Università di Firenze), Valeria Piro (sociologa, Università di Bologna), Maurizio Bergamaschi (sociologo, Università di Bologna), Angelo Baracca (fisico, Università di Firenze), Alexander Palummo (pianificatore del territorio, Università di Firenze), Gabriella Granatiero (pianificatrice del territorio, Università di Firenze), Monica Bolognesi (pianificatrice del territorio, Università di Firenze), Alberto Di Cintio (tecnologo dell’architettura, Università di Firenze), Filippo Del Lucchese (Senior Lecturer in History of Political Thought, Brunel University London)Enzo Scandurra (emerito di urbanista, Università Sapienza di Roma), Giuseppe Bolotta (antropologo, National University of Singapore), Luigi Piccioni (economista, Università della Calabria), Valentina Gallo (Lecturer in Epidemiology Global Health Unit, Queen Mary University of London), Maria Grazia Meriggi (storica, Università di Bergamo), Salvatore Palidda (sociologo, Università di Genova), Gianni Cozzi (emerito di economia, Universita’ di Genova), Michela Semprebon (Sociologa, Università IUAV di Venezia), Francesca Forno(sociologa, Università di Trento), Paolo Baldeschi (urbanista, Università di Firenze), Vittorio Sergi (sociologo, Università degli Studi di Urbino), Giovanni Pizza (antropologo, Università di Perugia), Iacopo Zetti (urbanista, Università di Firenze), Luciano De Bonis (urbanista, Università del Molise), Filippo Zerilli(antropologo, Università di Cagliari), Luca Sebastiani (antropologo, Università di Granada), Camilla Perrone (architetto e urbanista, Università di Firenze), Massimo Rovai (economista agrario, Università di Pisa), Alessandro Mengozzi(geografo, IULM Milano), Pietro Saitta (sociologo, Ricercatore, Università di Messina), Alessandra Gribaldo (antropologa, Università di Firenze), Stefano Gallo (storico, ISSM-CNR Napoli), Ilaria Agostini (urbanista, università di Bologna), Federica Giardina (Filosofa politica, Università di Roma Tre), Erica Raimondi (sociologa, Università degli Studi di Trento), Carlo Cellamare(urbanista, Sapienza Università di Roma), Duccio Basosi (Storico, Università Ca’ Foscari Venezia), Josh Fattal (storico, New York University), Tyrell Haberkorn(giurista, Australian National University), Federico Oliveri (filosofo del diritto e della politica, Università di Pisa), Emanuele Leonardi (sociologo, Università di Coimbra), Giancarlo Paba (urbanista, Università di Firenze), Leonardo Rombai(geografo, Università di Firenze), Hugo Estrella (studi latinoamericani, Università di Pisa), Maddalena Rossi (urbanista, Università Firenze), Sabrina Marchetti(sociologa, Università Ca’ Foscari di Venezia), Leonardo Chiesi (sociologo, Università di Firenze), Francesco Pardi (urbanista, Università Firenze), Maddalena Rossi (urbanista, Università degli Studi di Firenze), Dimitri D’Andera(filosofo della politica, università di Firenze), Roberto Scotti (forestale, Nuoro Forestry School – Università di Sassari), Marinella Gisotti (urbanista, Università di Firenze), Ornella De Zordo (anglista, Università di Firenze), Gianni Scudo (progettatore ambientale, Politecnico di Milano), Gianni Tamino (biologo, Università di Padova), Sara Giacomozzi (architetto, Università di Firenze), Mario Fiorentini (storico del diritto romano, Università di Trieste), Nadia Carestiato(geografa, Università di Udine), Dimitris Dalakoglou (antropologo, Vrije University Amsterdam), Adam Kaasa (urbanista e architetto, Royal College of Art, London), Béatrice Mariolle (architetto, IPRAUS, UMR AUSser, Paris-Belleville), Giovanni Orlando (antropologo, Università di Torino), Yvonne Piersante(sociologa, Università della Calabria), Valentina Marcella (storica, Univ. di Napoli L’Orientale), Agnese Denaro (scienze forestali, Università della Tuscia), Chiara Marchetti (sociologa, Università di Milano), Anna Guarducci (geografa e geografa storica, Università di Siena), Benjamin Tausig (etnomusicologo, Stony Brook University), Carlo Spagnolo (storico, DISUM-Università di Bari), Fabio A. Sulpizio (Storico della filosofia, Università del Salento), Costanza Lanzara(Antropologa culturale, Università degli studi di Firenze), Rossella Ghigi(sociologa, Università di Bologna), Federica Zanetti (pedagoga, Università di Bologna), Andrea Martini (zootecnia speciale, Università di Firenze), Laura Mugnai (patologa vegetale, Università di Firenze), Paolo Casini (Agronomia e Coltivazioni Erbacee, Università di Firenze), Anna Carola Freschi (sociologa, Università di Bergamo), Raffaele Matacena (Food and farming sociologist, Università Milano-Bicocca, University of Lancaster), Anna Mary Garrapa(economista, Universidad Nacional Autónoma de México), Pietro Vereni (antropologo, Università di Roma Tor Vergata), Claudio Greppi (geografo, Università di Siena), Elisa Oteros-Rozas (ecologist, Universidad Pablo de Olavide, Spagna), Rosa Binimelis (environmental scientist, University of Vic, Catalonia), Massimiliano Tomba (Filosofo politico, Università di Padova), Maple Razsa(anthropologist, Colby College, USA), Diego Battistessa (cooperazione e diritti umani, Universidad Carlos III de Madrid), Rebecca Whittle (geografia umana, Lancaster University, UK), Jordan Treakle (rural sociologist, Wageningen University, Netherlands), Sabrina Tosi Cambini (antropologa, Università di Firenze), Piero Belletti (genetista agroforestale, Università di Torino), Paolo Liverani (archeologo, Università di Firenze), Piero Dolara (emerito di farmacologia, Università di Firenze), Luca Sebastiani (Antropologo, Università di Granada), Alessandra Gribaldo (antropologa, Università di Firenze), Philippe Schmitter (emerito di scienze politiche, European University Institute, Firenze), Juan Jose Soriano (Biologo, Instituto Andaluz de Investigación y Formación Agraria, Pesquera, Alimentaria y de la Producción Ecológica, España), Julien Brachet (geografo, University of Oxford & Sorbonne University), Elena Bougleux(antropologa, Università di Bergamo), Balducci Walter (lettere e filosofia, Università La Sapienza Roma), Maria Benciolini (antropologa, Universidad Nacional Autónoma de México), Rita Micarelli (ecologia umana, International Institute for Advanced Studies in System Researc and Cybernetics, USA), Giorgio Pizziolo (urbanista paesaggista, Università di Firenze e IIAS, USA), Laura Centemeri (sociologa, CNRS, Francia), Margherita Ciervo (geografa-economista, Universita di Foggia), Pietro Meloni (antropologo, Università di Siena), Benedetta Treves (geologa, CNR-Istituto di Geoscienze e Georisorse, sezione di Firenze), Riccardo Guidi (sociologo, Università di Pisa), Alfredo Mela (Sociologo, Politecnico di Torino), Emmanuel Rozental (studi interdisciplinari per lo sviluppo, Universidad de Algoma, Canadá), Vilma Almendra (pedagoga, Universidad de Antioquia, Colombia), Constanza Cuetia (pedagoga, Universidad de Antioquia, Colombia), Gian-Luigi Bulsei (sociologo, Università del Piemonte Orientale), Battista Benciolini (ingegnere, Università di Trento), Lidia Decandia (urbanista, Università degli Studi di Sassari), Luigi Pellizzoni (sociologo, Università di Pisa), Antonino Drago (storico della fisica, Università Federico II di Napoli), Giacomo Verde (regia e Art Digitali, Accademia Albertina di Torino e DAMS di Roma3), Mauro Capocci (storico della medicina, Università di Roma La Sapienza), Sandro Mezzadra (filosofia politica, Università di Bologna), Christian G. De Vito (storia moderna e contemporanea, Universita’ di Utrecht – Paesi Bassi e Universita’ di Leicester – Regno Unito), Massimo Autieri (sociologo rurale, Università “La Sapienza” di Roma), Colin Anderson (Geographer, Coventry University), Pierluca Gioia (scienze agrarie ed ambientali, Università degli studi di Perugia), Raul Mordenti (critica letteraria, Università di Roma “Tor Vergata”), Mauro Bonaiuti(bioeconomista, Università di Torino), Onofrio Romano (sociologo, Università di Bari), Riccardo Petrella (emerito economista politico, Università Cattolica di Lovanio – Belgio, promotore dell’Università del Bene Comune – Sezano/Verona), Ernesto Longobardi (scienza delle finanze, Università di Bari), Michele Carducci(comparazione costituzionale e geopolitica, Università del Salento – Lecce), Kathleen Garner (Altorientalistik, Universität Leipzig), Emilio Santoro(filosofia del diritto, Università di Firenze), Luca Baccelli (filosofia del diritto, Università di Camerino), Massimo Morisi (scienza dell’amministrazione, Università di Firenze), Costanza Margiotta (teoria legale, Università di Padova), Gianluca Bonaiuti (storia delle dottrine politiche, Università di Firenze), Anna Pettini (economia politica e pubblica, Università di Firenze), Leonardo Marchettoni (filosofia del diritto, Università di Parma), Nicolas Romillac (ecologo microbico, Université Paris Est-Créteil), Ugo Tonietti (scienza delle Costruzioni e statica e stabilità delle costruzioni murarie e monumentali, Università di Firenze), Stefano Isola (fisica matematica, Università di Camerino),Fabrizio Lorusso (scienze politiche, Universidad Iberoamericana León), Elena Taccetti  (Agronomo, Università di Firenze), Gianluca Cavallo (filosofia, Università di Torino), Gennaro Avallone (ricercatore, Università di Salerno), Francesca Zampagni (ricercatrice in Relazioni Internazionali, Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa), Chiara Belingardi (ricercatrice urbana, CNR Roma), Alice Poma (ricercatrice, UNAM, Città del Messico), Tommaso Gravante (ricercatore, UNAM, Città del Messico), Alice Mattoni (ricercatrice, Scuola Normale Superiore di Firenze), Sofia Verza (ricercatrice, Università di Trento), Arianna Lodeserto(ricercatrice in filosofia, Sorbonne Nouvelle, Paris), Anna Lenzi (ricercatrice in orticoltura e floricoltura, Universita’ di Firenze), Lara Monticelli (sociologa, ricercatrice indipendente), Mariateresa Lazzaro (ricercatrice in Agronomia e Coltivazioni erbacee, gruppo di Agroecologia, Scuola Superiore Sant’Anna Pisa), Manuela Bagatta (ricercatrice, Centro di ricerca Cerealicoltura e Colture industriali – CREA-CI), Maria Angela Vigotti (ricercatrice epidemiologa, Università di Pisa), Davide Serafino (assegnista di ricerca in storia contemporanea, Istituto di scienze umane e sociali di Firenze), Rocco Alessio Albanese (assegnista di ricerca in diritto privato, Università di Torino), Pietro De Marinis (dottorando in Valutazione delle Politiche di Sviluppo Agricolo, Università degli Studi di Milano), Peppe Allegri (dottore di ricerca, Università “La Sapienza” di Roma), Francesco Biagi (dottorando in sociologia, Università di Pisa), Giacomo Pozzi (dottorando in antropologia e studi urbani, Università di Milano-Bicocca/Instituto Universitario de Lisboa), Romolo Calcagno (dottorando in sociologia, Università di Roma La sapienza), Caterina Giusa (dottoranda in sociologia, Université Paris13), Giulia Gonzales (dottoranda in antropologia, Universita’ di Torino), Matan Kaminer(dottorando in antropologia, University of Michigan), Maëlle Calandra(dottorando in antropologia, EHESS Paris), Marco Gottero (dottorando, De Montfort University of Leicester, UK), Lucio Castracani (dottorando in antropologia, Université de Montréal), Francesco De Lellis (dottorando, Università l’Orientale di Napoli), Andrea Tanturli (dottorando in storia contemporanea, Università degli studi di Urbino), Giordano Lovascio (dottorando in storia contemporanea, Università degli studi di Urbino), Antonio Carnevale (dottorando in ittitologia, Università “la Sapenza” di Roma), Marta Scaratti (dottorando in antropologia, Università degli studi di Genova), Lorenzo Alba (dottorando in storia contemporanea, Scuola Normale Superiore di Pisa), Francesco Giura (dottorando in linguistica, Università degli studi di Pisa), Maria Aimé Villano (dottorando in storia dell’arte, Università degli studi di Venezia), Valentina Castellini (dottoranda in geografia umana, University of Toronto, Canada), Kevin Flanagan (dottorando in antropologia, Maynooth University – Ireland), Manuela Ferrara (dottoranda in biologia cellulare (Univesità La Sapienza – Roma), Michele Bianchi (dottorando in sociologia della governance, partecipazione sociale e cittadinanza, Università Carlo Bo Urbino), Gloria Giambartolomei (dottoranda su pratiche partecipative di gestione sostenibile delle risorse naturali, Università di Coventry – Regno Unito), Lucia Turco (dottoranda in Studi Internazionali, Université d’Aix-Marseille – Francia), Clara Zanardi (dottoranda in antropologia urbana, Università degli studi di Trieste), Alessandro Peregalli (dottorando in Studi Latinoamericani, Univerdidad Nacional Autónoma de México), Caterina Morbiato (dottoranda in Studi Latinoamericani, Univerdidad Nacional Autónoma de México), Federico de Stavola (dottorando in Studi Latinoamericani, Univerdidad Nacional Autónoma de Mé), Raul Zecca Caste (dottorando in antropologia, Universitá di Milano Bicocca), Guido Viale (sociologo e saggista), Stefano Romboli (Libera Università Popolare, Livorno)Rino Genovese (Fondazione per la critica sociale, Firenze), PierPaolo Poggio (Fondazione Micheletti, Brescia), Raúl Zibechi (scrittore e attivista, Uruguay), Gustavo Esteva (attivista, fondatore della Universidad de la Tierra, México), Carlos Fazio (scrittore, giornalista de La Jornada, accademico, Universidad Nacional Autónoma de México – UNAM), Marco Bersani (Attac Italia), Paolo Cacciari (giornalista), Silke Helfrich (independent author, scholar and activist, Commons Strategies Group), Helen Ampt (fisica e traduttrice scientifica, Siena), Paulo Lima (giornalista e presidente dell’Associazione Viraçao&Jangada), Elena Taverna, (caporedattore centrale, Labsus – Laboratorio per la sussidiarietà), Genny Carraro (direttrice generale della Global ecovillage Network Europe, consigliera europea di ECOLISE), Fabio Balocco (avvocato e scrittore, blogger per Il Fatto Quotidiano), Francesca Gargallo (scrittrice e membro del Patrón de tutores del Posgrado en estudios Latinoamericanos, UNAM, Cittá del Messico).